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Aversa, la protesta pacifica dei liceali: “La dignità non è un privilegio”

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di Giovanna Veneziani

Non è soltanto una protesta, ma una presa di posizione: quella di una generazione che non vuole restare in silenzio davanti alle difficoltà del presente e rivendica il diritto di essere ascoltata. Gli studenti del Liceo Scientifico “Enrico Fermi” di Aversa, insieme ai ragazzi degli altri licei cittadini, hanno aderito a una mobilitazione pacifica contro il caro vita e l’aumento dei costi che gravano ogni giorno sulle famiglie.

Il ritrovo è avvenuto davanti al Liceo Fermi, da dove i ragazzi si sono diretti verso il Parco Salvino Arturo Pozzi per incontrare gli studenti degli altri istituti. Per qualche ora uno spazio cittadino è diventato un luogo di condivisione e partecipazione, dove giovani di scuole diverse si sono ritrovati uniti dalla stessa volontà di farsi ascoltare.

Al centro della protesta c’erano il rincaro del carburante e le crescenti difficoltà economiche di famiglie e lavoratori. Sono problemi spesso associati al mondo degli adulti, ma che coinvolgono direttamente anche le nuove generazioni, chiamate a confrontarsi con un presente incerto e con un futuro pieno di interrogativi.

“Vogliamo dimostrare di essere una generazione attiva, che non si piega alle ingiustizie senza riflettere e reagire”, spiegano i partecipanti. La loro richiesta va oltre il semplice dissenso: “La dignità non è un privilegio“, ripetono. Vivere dignitosamente deve essere un diritto di tutti, non qualcosa riservato a pochi. Da questa convinzione nasce la volontà di non assistere passivamente ai cambiamenti della società, ma di contribuire al dibattito.

A rendere il momento ancora più significativo è stato il sostegno dei docenti, orgogliosi della scelta dei propri alunni. Gli insegnanti riconoscono il valore di un’iniziativa che mostra come la scuola non sia soltanto un luogo di apprendimento, ma anche uno spazio in cui maturano consapevolezza, senso critico e responsabilità civica. Sostenere i ragazzi significa incoraggiarli a esercitare i propri diritti e a esprimere le proprie idee in modo pacifico.

La mobilitazione aversana diventa così un segnale che va oltre le singole aule. I giovani chiedono ascolto, attenzione e la possibilità di partecipare alle scelte che riguardano il loro domani. La loro presenza dimostra che l’interesse per la società non ha età, e che la voglia di cambiare le cose può nascere anche tra i banchi di scuola.

Perché il futuro non è qualcosa da attendere in silenzio, ma da costruire con coraggio. E quando una generazione sceglie di unirsi e di parlare, non può essere ignorata: è il segno di una speranza che si mette in cammino e di una società che può ancora cambiare.