di Sara Guarino, Giovanna Veneziani, Alessia Pellino, Giuseppe Pellegrino, Andrea Pagano ed Emilio Pio Quarto
Gli studenti del progetto “Cross Medial” del Liceo Scientifico “Enrico Fermi” di Aversa, guidati dal giornalista Ignazio Riccio e dalla professoressa Angela Gildi, proseguono il loro percorso di cineforum dedicato alla visione e al confronto su opere che affrontano temi sociali, culturali e di attualità. Il secondo film scelto è un titolo capace di suscitare riflessioni profonde sulla mafia, non solo come fenomeno violento, ma anche come sistema alimentato dal silenzio, dall’indifferenza e dall’abitudine al male.
Diretto e interpretato da Pif, il film La mafia uccide solo d’estate è una commedia drammatica che intreccia racconto di formazione e memoria civile. Con uno stile semplice, diretto e spesso ironico, l’autore affronta una delle pagine più dolorose della storia italiana, mostrando come la presenza mafiosa incida sulla vita quotidiana di una famiglia comune, senza limitarsi ai grandi eventi giudiziari o ai momenti più eclatanti.
La storia segue Arturo, un bambino palermitano che cresce coltivando un sogno: conquistare il cuore della compagna di scuola Flora. Sullo sfondo della sua vicenda personale scorrono però gli eventi che hanno segnato Palermo: tensioni sociali, paura diffusa e omicidi eccellenti. All’inizio Arturo osserva il mondo degli adulti con ingenua distanza, percependo la mafia come qualcosa di lontano e quasi irreale. Con il passare del tempo, però, la sua consapevolezza cresce, intrecciando la sua storia individuale con quella collettiva della città e mostrando come nessuno possa considerarsi estraneo a ciò che accade nel proprio Paese.
Uno degli aspetti più originali del film è il modo in cui affronta il tema mafioso: non spettacolarizza la violenza, ma denuncia la normalizzazione del silenzio. La vera sfida, suggerisce la narrazione, non è soltanto l’esistenza della criminalità organizzata, ma l’atteggiamento di chi sceglie di non vedere o di minimizzare. Attraverso lo sguardo di Arturo, lo spettatore comprende quanto sia facile crescere accettando l’omertà come parte del paesaggio quotidiano. In questo contesto, la memoria diventa un dovere civile: conoscere il passato significa assumersi una responsabilità nel presente. L’ironia, inoltre, si rivela uno strumento efficace per avvicinare anche i più giovani a temi complessi.
La critica ha apprezzato la capacità di raccontare un argomento così delicato con equilibrio, mescolando leggerezza e impegno senza toni didascalici. Anche il pubblico ha premiato l’opera, riconoscendone il valore educativo e la capacità di emozionare senza ricorrere a facili sentimentalismi.
Il linguaggio del film si adatta a spettatori di età diverse. Raccontata attraverso gli occhi di un bambino, la storia rende comprensibili anche ai più giovani eventi storici complessi, offrendo allo stesso tempo uno spaccato realistico della mentalità e della vita quotidiana. Per gli adulti, invece, rappresenta un’occasione di riflessione sulla responsabilità personale e collettiva.
All’interno del percorso di cineforum, il film costituisce quindi una tappa fondamentale: invita a guardare al passato per costruire un futuro più consapevole. Ricorda che la storia non appartiene solo ai libri, ma alle persone, e che ciascuno, ogni giorno, è chiamato a scegliere da che parte stare.
















































