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Donare prima degli esami: la maturità vera degli studenti del Liceo Fermi di Aversa

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di Lucia Campochiaro

C’è un modo diverso di prepararsi alla maturità. Non sui libri, non sugli appunti, ma nel gesto concreto di aprirsi all’altro. Lo hanno scelto gli studenti delle classi quinte del Liceo Scientifico “Enrico Fermi” di Aversa, che l’otto giugno scorso — proprio all’alba del periodo degli esami — hanno trascorso la mattina alla Casa del Donatore, trasformando un’ora di Educazione civica in un’esperienza capace di lasciare il segno.

L’iniziativa, inserita nei percorsi scolastici secondo il modello del service learning — che unisce apprendimento in aula e impegno diretto nella società — ha visto i ragazzi partecipare a un percorso di sensibilizzazione alla cultura della donazione. Non una lezione frontale, ma un’immersione autentica in un luogo dove il dono è pratica quotidiana.

A volere e organizzare l’evento sono stati in prima persona due studenti, Antonio e Maira, con il sostegno determinante della professoressa Maria Sapio, docente di filosofia e coordinatrice di Educazione civica. La Casa del Donatore — centro di promozione della donazione guidato dalla dottoressa Emiliana Gemellini — ha accolto i giovani con calore, accompagnandoli in un percorso dal forte impatto emotivo e sociale. Un contributo organizzativo prezioso è arrivato anche da Emilia Narciso, in rappresentanza dell’UNICEF.

Ad arricchire la giornata è stato il messaggio di don Francesco Cuciniello, che ha offerto ai ragazzi una riflessione sul significato più profondo del dono: non solo atto materiale, ma apertura verso l’altro, crescita interiore, responsabilità condivisa. Il richiamo alla “cultura dell’incontro” — espressione cara a Papa Francesco — ha dato ulteriore spessore a un’esperienza già ricca di significati.

Non sono mancate le istituzioni. Il sindaco Francesco Matacena e il consigliere ASI Francesco Di Virgilio hanno presenziato all’evento, esprimendo apprezzamento per la maturità e il senso civico dimostrati dagli studenti. Ma è stato soprattutto il messaggio della dirigente scolastica Adriana Mincione a colpire nel segno: questi ragazzi, ha sottolineato, non si sono limitati a studiare la cittadinanza attiva. L’hanno praticata.

In un tempo in cui spesso si generalizza sull’indifferenza giovanile, gli studenti del Liceo Fermi hanno dato una risposta silenziosa ma eloquente: la solidarietà non è un capitolo del manuale, ma una scelta quotidiana. E chi l’ha vissuta in prima persona spera che questa mattina possa diventare un rito collettivo, un appuntamento fisso per i futuri maturandi.

Perché, alla fine, la vera prova di maturità — quella che nessuna commissione può valutare, ma che la vita sa riconoscere — si supera proprio così: scegliendo di esserci, per gli altri.