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“Rincorrere i dinosauri”: il cineforum del “Cross Medial” apre al dialogo sulla diversità

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di Giorgia Menale, Giorgia Orabona, Sara Guarino, Emilio Pio Quarto, Andrea Pagano e Giuseppe Pellegrino

Gli studenti del progetto “Cross Medial” del Liceo Scientifico Enrico Fermi di Aversa, guidati dall’esperto esterno, il giornalista Ignazio Riccio, e dalla professoressa Angela Gildi, hanno inaugurato un percorso di cineforum dedicato alla visione e al confronto su film che affrontano tematiche sociali, culturali e di attualità. Il primo titolo scelto per questa esperienza è Mio fratello rincorre i dinosauri, un’opera che stimola profonde riflessioni su diversità, accettazione ed empatia.

La pellicola è del 2019, diretta da Stefano Cipani, tratta dall’omonimo romanzo autobiografico di Giacomo Mazzariol. Si tratta di un film di formazione che intreccia dimensione familiare, adolescenza e riflessione sociale, collocandosi nel filone del cinema italiano contemporaneo attento ai temi dell’inclusione e delle relazioni interpersonali. La storia è raccontata dal punto di vista di chi deve convivere con la diversità, non da chi la vive in prima persona, offrendo così una prospettiva originale e intensa.

La regia di Cipani adotta uno stile semplice ma emotivamente incisivo, alternando leggerezza e introspezione. Evitando melodrammi, il regista restituisce autenticità alle dinamiche familiari e ai conflitti interiori del protagonista, Giacomo (Jack), un bambino fantasioso che sogna l’arrivo di un fratellino con cui condividere giochi e avventure.

Quando nasce Giovanni (Giò), i genitori spiegano a Giacomo che il piccolo è “speciale”. Nella mente del bambino, questa parola assume un significato quasi epico: Giovanni diventa un eroe che “rincorre i dinosauri”, trasformando la diversità in un potere fantastico e positivo. Con l’ingresso nell’adolescenza, Giacomo comprende che la “specialità” di Giovanni è legata alla sindrome di Down. Le sfide emotive diventano più complesse: il bisogno di essere accettato, la paura del giudizio dei coetanei e il desiderio di normalità lo portano a distanziarsi dal fratello, in un percorso di crescita graduale e realistico.

Il film rappresenta la disabilità senza spettacolarizzarla né suscitare pietà. Giovanni è un personaggio pieno, con desideri ed emozioni proprie: la sindrome di Down fa parte della sua identità, ma non la definisce interamente. La vera barriera, suggerisce il film, non risiede nella condizione stessa, ma nello sguardo e nei pregiudizi degli altri.

L’espressione “rincorrere i dinosauri” diventa un simbolo potente: da gioco e fantasia dell’infanzia, a metafora delle difficoltà dell’adolescenza, fino a rappresentare una maturità emotiva capace di integrare amore e consapevolezza. Il conflitto identitario di Giacomo mostra quanto la vergogna e l’imbarazzo non nascano dalla mancanza di affetto, ma dalla paura di non essere accettati, rendendo la storia universale e riconoscibile per un pubblico giovane.

La famiglia emerge come luogo di apprendimento emotivo, fatto di conflitti, incomprensioni e riconciliazioni. I genitori cercano di proteggere entrambi i figli, mantenendo un equilibrio delicato tra cura, comprensione e responsabilità.

Il film ha ricevuto una critica positiva per la sensibilità narrativa, il realismo nella rappresentazione dell’adolescenza e la naturalezza delle interpretazioni. Anche il pubblico ha premiato il film per la capacità di emozionare senza ricorrere a sentimentalismi eccessivi. L’opera promuove una cultura dell’inclusione, offrendo uno strumento educativo prezioso per bambini, adolescenti e adulti: i più giovani possono comprendere paure e insicurezze proprie e altrui, mentre gli adulti sono invitati a riflettere sul ruolo della genitorialità e sulla percezione della diversità.

Mio fratello rincorre i dinosauri unisce dimensione intima e valore sociale. Attraverso una storia familiare apparentemente semplice, invita a riflettere sul significato di normalità, sul peso del giudizio e sull’importanza dell’empatia. Non fornisce soluzioni immediate, ma accompagna lo spettatore in un percorso di comprensione graduale, lasciando spazio alla riflessione e alla crescita emotiva.