di Sara Della Corte
Comunicare non significa solo parlare: significa entrare in relazione, condividere emozioni e riconoscersi nelle storie degli altri. La scuola, luogo di incontro e crescita, diventa così uno spazio vivo di dialogo, dove la parola scritta si trasforma in voce, esperienza e riflessione.
Con questo spirito, mercoledì 10 dicembre 2025, gli studenti del “Liceo Fermi” di Aversa hanno incontrato lo scrittore Maurizio De Giovanni, autore di romanzi amatissimi e tra le voci più note della narrativa contemporanea, nell’ambito del progetto “Storie in onda, biblioteca viva: leggere, incontrarsi e partecipare”. L’evento, curato e moderato dalle professoresse Patrizia d’Alesio e Alessia Simona Abate, ha offerto un momento di intenso confronto e partecipazione.
De Giovanni ha presentato il suo nuovo libro, L’antico amore, un romanzo che intreccia tre storie parallele legate da un destino comune e da un sentimento che resiste al tempo. Sullo sfondo di una Napoli viva e malinconica, l’autore racconta il ritorno di un amore lontano, il peso dei ricordi e il desiderio di riscatto che accompagna ogni essere umano.
Prima di dedicarsi alla scrittura, Maurizio De Giovanni lavorava in banca, un mestiere lontano dal mondo dei romanzi. La passione per la scrittura nacque quasi per caso: osservando un anziano signore leggere con emozione I Carmina di Catullo, decise di riscoprire quel testo studiato al liceo. Da quella lettura è nata una riflessione nuova sull’amore e sull’odio, due sentimenti opposti ma inseparabili, che da allora attraversano le sue opere.
Durante l’incontro, lo scrittore ha spiegato come la letteratura cambi con il tempo, offrendo emozioni diverse a seconda dell’età e delle esperienze di chi legge. De Giovanni si è mostrato felice del dialogo con gli studenti, riconoscendo nei giovani lettori la curiosità e la sensibilità necessarie per dare nuova linfa alla letteratura.
Al termine dell’incontro, grazie agli studenti del Cross Medial Giuseppe Sarno e Giuseppe Pellegrino, è stata realizzata un’intervista esclusiva, ricca di spunti e riflessioni sulla lettura, la scrittura e il tempo da dedicare a sé stessi.



Secondo lei c’è un libro che tutti gli studenti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita?
“Ce ne sono moltissimi. Sicuramente Il conte di Montecristo di Dumas, perché è il primo romanzo in cui l’eroe è un cattivo, un vendicatore di torti. Poi L’amore ai tempi del colera di Gabriel García Márquez, che racconta una storia d’amore ossessiva e meravigliosa durata più di cinquant’anni. Infine, Il processo di Kafka, la storia di un uomo accusato di qualcosa che non conosce e che finisce per sentirsi colpevole pur senza sapere di cosa. Sono libri che aiutano a capire l’animo umano e le sue contraddizioni”.
Che consiglio darebbe ai ragazzi per avvicinarsi alla lettura?
“Vi direi di trovare mezz’ora al giorno solo per voi, senza telefono, senza connessione, senza distrazioni. Trenta minuti in cui restate da soli con un libro. Leggere è come guardarsi in uno specchio: vi permette di conoscervi meglio, di non perdere la vostra identità, di non diventare solo un pezzo del mondo, ma persone intere”.
Quando scrive, conosce già il finale della storia o lo scopre strada facendo?
“Non del tutto. Di solito so da dove parto, conosco i personaggi e l’ambientazione, ma non so esattamente come andrà a finire. È come se vedessi lo scheletro del romanzo, ma fossero i personaggi, con le loro scelte e i loro incontri, a costruire il resto. La scrittura è un viaggio: anche per chi scrive, la fine è una scoperta”.
















































