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“Terra contesa, infanzie negate”: al Liceo Fermi di Aversa la testimonianza di Andrea Iacomini, portavoce Unicef Italia

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di Caterina Cantone e Giovanna Veneziani

Un incontro di grande intensità emotiva e valore civile si è svolto mercoledì mattina 22 ottobre 2025 nell’atrio del Liceo Scientifico “Enrico Fermi” di Aversa, che ha accolto Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef Italia, per un dialogo aperto con gli studenti sul tema “Terra contesa, infanzie negate”.

Organizzato in collaborazione con Unicef Campania e Caserta e coordinato dalle docenti Maria Sapio ed Elena Donadio, l’evento ha coinvolto in presenza le classi quinte, la IV Tred e la IV H, mentre le altre classi dell’istituto hanno seguito l’incontro in diretta streaming. A curare la copertura radiofonica e la trasmissione online sono stati gli stessi studenti, a testimonianza di un protagonismo giovanile attivo e consapevole.

A introdurre l’incontro le presentatrici Maira Guarino e Carmen Mauriello. Le due studentesse hanno posto l’accento sul significato profondo del titolo scelto. “Parlare di infanzie negate – hanno detto – significa ricordare quei bambini costretti a diventare adulti troppo presto: soldati, lavoratori, spose bambine, trascinati in guerre che non hanno scelto e in povertà che non hanno creato”. Richiamando il pensiero kantiano, hanno aggiunto: “La pace non è solo assenza di guerre, ma frutto della giustizia. E non c’è giustizia dove l’infanzia è negata”.

Il rappresentante d’istituto Giuseppe Sarno ha aperto gli interventi con un discorso intenso e sentito. “Viviamo in un periodo difficile, segnato da guerre e ingiustizie. Eppure, anche in mezzo a tutto questo, c’è sempre un po’ di speranza: nasce dal dialogo, dall’ascolto, dal desiderio di capire. Ogni bambino ha il diritto non solo di immaginare la pace, ma di viverla”, ha spiegato.

Ha poi invitato i compagni a farsi portavoce di cambiamento: “Ogni volta che scegliamo il dialogo anziché il silenzio, costruiamo pace. Anche se siamo solo studenti, ricordiamoci che ogni trasformazione nasce da una voce, da un gesto, da un cuore che ha il coraggio di credere”.

Il portavoce dell’Unicef Iacomini ha affrontato con grande passione e lucidità i drammi umani delle guerre contemporanee: dalla Siria a Gaza, dall’Ucraina fino alle rotte migratorie nel Mediterraneo.

Denunciando la crisi di credibilità dell’Onu e la crescente indifferenza della comunità internazionale, ha affermato: “Le Nazioni Unite oggi sembrano una scacchiera in mano ai più forti. L’errore più grande è stato non reagire per tempo. Ogni volta che distogliamo lo sguardo, lasciamo che il dramma dei bambini continui in silenzio”.

Alla domanda su cosa lo spinga a continuare, ha risposto con semplicità disarmante: “Fare lo zaino e andare sul campo. Toccare con mano la sofferenza, ma anche la forza dei bambini. Sono loro a darmi speranza. La pace non arriva dai grandi della Terra, ma da chi ogni giorno sceglie di non essere indifferente”.

E ha ricordato un dato eloquente: “Il mondo spende 2.700 miliardi di dollari in armi. Con appena 280 miliardi potremmo sradicare la povertà. È una scelta morale, non politica”.

Citazioni di Papa Francesco e Malala Yousafzai hanno scandito il suo appello conclusivo: “La pace si costruisce nelle scuole, con il dialogo. Non ci sarà pace se la Palestina non potrà autodeterminarsi. Ma il primo passo è dentro di noi”.

Un momento di grande emozione è stato offerto dalla rappresentazione teatrale curata dallo studente Alberto Arena, con Carla Pascale e Davide Maggio, diretti dal maestro Antonio Comella. Attraverso una drammatizzazione intensa e toccante, gli studenti hanno dato voce ai bambini vittime della Shoah e di tutte le guerre: “Ho perso tutto… la casa, la mia bici, mio fratello. Voglio solo che il mondo ci veda, ci ascolti, che non ci dimentichi. La guerra non ha vincitori, solo sopravvissuti”.

Sul finale, uno striscione ha ricordato le parole della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: “Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona”.

Le presentatrici hanno poi condiviso alcuni dati Unicef sulla condizione dei bambini che vivono sotto le bombe o in povertà estrema, ribadendo che “parlare di loro significa parlare del futuro dell’umanità”.

Il rappresentante della Consulta Giuseppe Iuliano ha infine riflettuto sull’importanza della parola come atto di responsabilità: “Parlare o scrivere non è mai neutro. La leggerezza, se mal usata, può diventare un’arma. Ognuno di noi ha il dovere morale di agire”.

Visibilmente commossa, la dirigente scolastica, la professoressa Adriana Mincione, ha chiuso l’evento con parole che hanno toccato tutti: “Non è stato uno spettacolo, è stato un momento di verità. Io piangevo e vedevo i vostri occhi pieni di lacrime. Avete toccato le corde più profonde dell’animo umano”.

L’incontro con Andrea Iacomini ha lasciato negli studenti un messaggio forte e inequivocabile: la pace non è un’utopia, ma una responsabilità condivisa. Parlare di infanzie negate significa riconoscere che ogni guerra ruba il futuro ai più piccoli, e che solo attraverso memoria, cultura e solidarietà si può costruire un mondo più giusto.