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LA ’NDRANGHETA MAI RACCONTATA, NELLA NUVOLA DI FUKSAS

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A Più Libri Più Liberi abbiamo raccolto le testimonianze di tre giornalisti antimafia

Di I. Riccardo, R. Moccia e V. Sorbo

Mercoledì 6 dicembre, gli studenti del Cross Medial e alcuni ragazzi dell’Alternanza Scuola-Lavoro hanno partecipato alla fiera “Più Libri Più Liberi” che si è svolta a Roma nella Nuvola di Fuksas. Tra i vari incontri, i ragazzi hanno assistito a un evento svolto nella Sala Marte, una delle tante sale della struttura in cui venivano svolti reading e workshop. Hanno partecipato i giornalisti Attilio Bolzoni, Francesco La Licata e Saverio Occhiuto autore del libro “Don, la ’Ndrangheta mai raccontata”. La Licata ha sostenuto che più che essere un libro si tratta di un diario nel quale l’autore descrive vicende che ha vissuto e ricordi del suo peregrinare per la Calabria prima che decidesse di spostarsi per andare a vivere in Abruzzo. Si tratta dunque del diario di un cronista vissuto in un periodo in cui era difficile farsi ascoltare, dove si doveva combattere per pubblicare i propri articoli e in cui la libertà di stampa non era la stessa di adesso e, come ha affermato lo stesso La Licata: “non ci può essere democrazia se non c’è la libertà di stampa perché questa è un pilastro fondamentale della democrazia stessa.” A questo punto è intervenuto Bolzoni che ha aggiunto che fortunatamente già da una quindicina di anni, grazie ad internet, i ragazzi possono pubblicare online ciò che desiderano, abbattendo così il muro del silenzio. I tre giornalisti ci hanno raccontato alcuni episodi riguardanti la Mafia. Uno di questi è quello del baciamano di cui ci ha parlato lo scrittore di questo magnifico libro che ha affermato che quando a San Luca si verificavano questi episodi, si sentiva disgustato in quanto per lui e per tutte le persone che sono nate nel suo ambiente questi fatti non sono per nulla imprevedibili ma al contrario fanno parte della vita di tutti i giorni. I tre giornalisti dunque non hanno parlato soltanto della Mafia in generale o di ciò che si vede in televisione ma di fatti di vita quotidiana: hanno parlato delle origini della Mafia e di come essa abbia fatto a diventare così potente, sottolineando che questo grande successo lo deve soprattutto al consenso che gli è stato dato e che gli è dato ancora tutt’oggi dal basso perché: “la Mafia non potrebbe essere così grande se non avesse avuto tanto consenso”. Alla fine dell’evento cogliamo l’occasione per chiedere ai tre giornalisti perché abbiano deciso di intraprendere questa professione e soprattutto perché siano diventati giornalisti antimafia mettendo anche a rischio la loro vita. Bolzoni prontamente ci risponde che lui ha iniziato a fare il giornalista antimafia per caso, la sua non è stata una scelta e non si è svegliato un giorno dicendo: “io voglio parlare di mafia” ma è semplicemente diventato giornalista e si è occupato di quello che c’era. La Licata conferma la versione di Bolzoni dicendo che neanche lui aveva deciso di intraprendere questa strada ma che essendo nato in Sicilia gli era venuto naturale parlare di quel luogo che lui stesso definisce “magico” in quanto scomparivano oggetti e persone. Continua poi dicendo che all’inizio non pensava avesse fatto questo lavoro per tutta la vita e che anche lui così come il suo collega aveva provato più di una volta ad allontanarsi da quel mestiere ma che gli era stato impossibile perché: “Quando ti occupi del settore della Mafia, ti occupi di questo argomento e non te ne sbarazzi più”.  Ci sono delle cose, secondo questi giornalisti, che vanno fatte e si fanno così come ha fatto Paolo Borsellino quando morì Giovanni Falcone: è rimasto, non è andato via nonostante tutti gli dicessero “Paolo perché non te ne vai?” Ma lui ogni volta rispondeva loro: “No! come faccio io ad andarmene, lo devo a Giovanni Falcone ma soprattutto lo devo a tutti quelli che hanno creduto in noi…”