di Sara Di Tella, Maria Bertolla, Carmine Munno e Giuseppe Pellegrino
A soli sedici anni, Sara Goglia, studentessa della classe 4^E del Liceo “Enrico Fermi” di Aversa, ha deciso di mettersi in gioco lasciando l’Italia per trascorrere sei mesi in Francia, ad Allouville-Bellefosse, un piccolo paese immerso nella campagna della Normandia. Un’esperienza di scambio culturale che si è trasformata in un vero percorso di crescita personale, culturale e umana.
Affrontare un periodo di studio all’estero in giovane età significa uscire dalla propria zona di comfort, imparare a cavarsela da soli e guardare il mondo con occhi nuovi. Non si tratta solo di migliorare una lingua straniera, ma di confrontarsi ogni giorno con abitudini diverse, nuovi modi di vivere la scuola e relazioni umane profonde. È proprio questo il viaggio che Sara ha intrapreso.
“Vivevo in una piccola casa in campagna con la mia famiglia ospitante: avevo due madri, una sorella di un anno più piccola e anche un cane”, racconta. “Fin dal primo giorno sono stata accolta in modo molto caloroso e questo mi ha aiutata a sentirmi subito a casa”.
La quotidianità di Sara ruotava intorno al liceo di Yvetot, una scuola polivalente con un’organizzazione diversa da quella italiana. “Entravo alle otto del mattino e spesso uscivo alle cinque e mezza del pomeriggio, ma le giornate non risultavano pesanti perché ogni due ore c’era una pausa di quindici minuti”.
Oltre agli orari, a colpirla è stato soprattutto il metodo di insegnamento. “I professori hanno un approccio molto pratico. Anche le ore di letteratura sembravano dei laboratori, in cui lavoravamo insieme su progetti. Inoltre cambiavamo aula per ogni materia”. Le materie erano quasi tutte obbligatorie, ma nell’ultimo anno del liceo francese gli studenti possono scegliere due “specialità”.


Il rapporto con gli insegnanti è stato particolarmente positivo: “Prima della mia partenza mi hanno fatto dei regali. È stato un gesto che mi ha davvero emozionata”.
Anche la vita quotidiana fuori dalla scuola ha rappresentato una scoperta. “La mia famiglia ospitante non cucinava molti piatti tipici francesi, preferiva sperimentare. Spesso mangiavamo alla mensa scolastica”. Diverso anche il modo di socializzare: “Rispetto all’Italia, i ragazzi escono meno la sera, anche a causa del freddo. Di solito ci si ritrova a casa di qualcuno per piccole feste, in modo tranquillo”.
Nei fine settimana, invece, non mancavano le occasioni per esplorare il territorio. “La mia famiglia mi portava in luoghi poco turistici, permettendomi di vivere esperienze autentiche che da sola non avrei mai fatto”.
Ripensando a quei sei mesi, Sara riconosce quanto questa esperienza l’abbia cambiata: “Ora ho un bagaglio culturale molto più ampio. Sono più aperta mentalmente e più capace di mettermi nei panni degli altri”.
La storia di Sara dimostra che un periodo di studio all’estero non è soltanto un’opportunità scolastica, ma una vera lezione di vita. Sei mesi in Francia sono bastati per trasformare una scelta coraggiosa in un’esperienza destinata a lasciare un segno profondo nel suo percorso personale e umano.
















































