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La giornalista e scrittrice Titti Marrone al Liceo Fermi: la Shoah raccontata “ad altezza di bambino”

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di Sara Della Corte

Sulla scia delle parole che non si lasciano archiviare, che continuano a interrogare le coscienze, la nostra biblioteca si è trasformata ancora una volta in luogo vivo di memoria, dialogo e responsabilità condivisa.

Martedì 20 gennaio, in collaborazione con Libriotheca Edizioni, nell’ambito del progetto “Storie in onda, biblioteca viva: leggere, incontrarsi e partecipare”, curato dalle professoresse Patrizia d’Alesio e Alessia Simona Abate, la scuola ha scelto di aprire le porte anche nel pomeriggio, trasformando la biblioteca in una vera e propria agorà dell’ascolto. Uno spazio raccolto, sospeso, dove la letteratura ha smesso di essere solo narrazione per farsi testimonianza civile, presa di posizione etica, chiamata alla responsabilità.

Ospite dell’incontro è stata la scrittrice Titti Marrone, che ha presentato il suo libro Meglio non sapere. Tre bambini nella Shoah. Un titolo che è già una ferita aperta, l’eco del tentativo disperato degli adulti di proteggere l’infanzia dall’orrore, quando invece la Storia irrompe travolgendo tutto. Come scrive Erri De Luca, il libro racconta la Shoah “ad altezza di bambino”, attraverso sguardi che non comprendono fino in fondo ciò che accade, ma lo sentono tutto: la paura, l’assenza, lo strappo improvviso dalla normalità.

Nel testo di Titti Marrone risuona una verità dolorosa e semplice: “Meglio non sapere”. Ma quel “non sapere” non salva davvero. È solo un fragile argine contro l’indicibile. Attraverso una scrittura sobria, essenziale e potente, l’autrice intreccia documenti, testimonianze e silenzi, restituendo voce a chi era stato ridotto al silenzio e trasformando la memoria in atto di giustizia.

Il dialogo con gli studenti è stato intenso e autentico. Tra le domande emerse, una ha attraversato la sala come un filo teso, capace di raccogliere il senso profondo dell’incontro: “Può la letteratura avere una valenza salvifica? Può incidere davvero sulle coscienze, se ancora oggi esistono guerre e orrori?”.

Una domanda che non cerca risposte consolatorie, ma interroga il presente, mettendo in luce il valore stesso della parola scritta e il suo potere di resistenza di fronte al male.

A dare ulteriore respiro all’incontro è stata anche la partecipazione degli studenti di Life Radio, che hanno seguito l’evento in diretta, trasformando l’ascolto in voce condivisa e permettendo alle riflessioni emerse di oltrepassare i confini della biblioteca. La memoria, infatti, per restare viva, ha bisogno di essere raccontata e trasmessa.

L’incontro è stato arricchito anche dagli studenti del progetto di teatro, coordinato dall’esperto Gianni Aversano, e dal monologo intenso dello studente Donato De Gennaro, che ha saputo trasformare le parole in voce viva, dando corpo al dolore, alla perdita e alla necessità di ricordare.

Momenti come questo dimostrano quanto la scuola possa e debba essere presidio di memoria, luogo in cui le storie del passato non vengono solo studiate, ma attraversate, affinché diventino strumenti per comprendere il presente e costruire un futuro più consapevole.

Perché ricordare non è solo un dovere, ma un atto d’amore verso l’umanità intera.