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“E VISSERO TUTTI FELICI E CONTENTI?”: I PROMESSI SPOSI NON SONO UNA FAVOLA

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Al Liceo Fermi si è tenuto un convegno sul  romanzo manzoniano visto in un’ottica diversa

Di M. Mangiacrapa, C. Sarmiento e I. Quagliariello

Venerdì 11 maggio, alle ore 11:00, nell’Aula Magna del Fermi si è tenuto un convegno sul tema: “E vissero tutti felici e contenti?- I Promessi Sposi e il modello provvidenzialistico meraviglioso della favola”, a cura dei proff. Tommaso Zarrillo, presidente della delegazione Terra di Lavoro dell’Associazione Italiana Cultura Classica, e Luca Frassineti, docente di Lingua e Letteratura italiana dell’Università degli Studi della Campania L. Vanvitelli. Al convegno hanno partecipato quattro studenti per ogni classe seconda del liceo, essendo il romanzo in questione una lettura approfondita durante il secondo anno del percorso liceale. Il Professor Frassineti ha offerto alla platea la lettura di due brani tratti dal libro “Fiabe e Racconti” di Matteo Cera, brani che alternano situazioni felici a situazioni disastrose, che si concludono in ogni caso con un lieto fine. È ciò che spesso, erroneamente, si pensa anche dei Promessi Sposi: storia di un amore ostacolato, che si conclude con il matrimonio dei due. Ciò che Frassineti ha tenuto a specificare, però, è che il romanzo di Manzoni non si conclude con il matrimonio di Renzo e Lucia. I Promessi Sposi continuano infatti con “Storia della Colonna Infame”, saggio a vignette che racconta del processo tenutosi a Milano nel 1630 contro due presunti untori ritenuti responsabili della peste. Dopo il focus sul saggio, il Prof. ha continuato la conferenza analizzando gli ultimi due capitoli del romanzo principale. Nel penultimo, Renzo racconta la sua storia e tutto ciò che gli è successo in modo molto dettagliato, quasi come se fosse stato lui stesso a raccontarla all’autore anonimo del manoscritto che Manzoni afferma di aver trovato. Oltre a parlare della sua storia, nell’ultimo capitolo si legge che Renzo, accecato dal suo amore per Lucia, parlava di lei con tutti, facendo pensare alla sua amata come una sorta di principessa. Si crea così curiosità tra le persone che circondano Renzo. Le stesse persone, poi, si dimostrano deluse dall’aspetto della fanciulla, semplice e umile contadina, e ciò causa non poco fastidio all’impulsivo e tormentato Renzo, che infatti si dimostra scorbutico e innervosito. È lo stesso Renzo a concludere il romanzo, attraverso un monologo tramite il quale spiega tutto ciò che ha imparato da quel periodo della sua vita. Secondo il parere del Prof. Frassineti si tratta di una sorta di replica di Don Abbondio, personaggio introdotto nel primo capitolo dei Promessi Sposi, che ha deciso di diventare prete per liberarsi da tutti i pericoli che un cittadino qualunque, codardo come lui, avrebbe potuto correre. Dopo il monologo dello sposo, Manzoni introduce il continuo del romanzo, Storia della Colonna Infame, presentandolo come un racconto triste e doloroso, evitando dunque, volutamente, di concludere il romanzo con il matrimonio e il cosiddetto lieto fine. Frassineti ha spiegato che lo scopo di Manzoni era stato fin dall’inizio scrivere una storia, non una favola, anche se spesso lo storico romanzo viene così confuso. Riguardo alla conferenza, la Prof.ssa Annamaria Ruggiero, docente di Lettere presso il Liceo, afferma: “Ho trovato la lectio del Professore molto interessante ed ha aperto nuove prospettive per l’anno prossimo. Si è trattato di una nuova chiave di lettura del finale dei Promessi Sposi, frutto di una analisi lessicale puntuale della scrittura manzoniana.” A confermare quest’idea è Claudia Liotto, 2ªB, che afferma: “Ho trovato la conferenza interessante e formativa da un punto di vista scolastico. Ho trovato intriganti le spiegazioni del professore che sono andate ad analizzare diversi aspetti del romanzo, mostrandone interpretazione e significati che potrebbero risultare nascosti, specialmente nelle raffigurazioni simboliche, che si trovavano all’interno del romanzo nelle prime stampe.” Il convegno è stato, quindi, un momento di arricchimento per tutti, studenti e docenti, e ha aiutato a comprendere i presenti che, nonostante sia un’opera classica, il romanzo manzoniano di Renzo e Lucia è comunque un’opera aperta a molteplici interpretazioni e, soprattutto, di grande attualità.