Home Evidenza Poche donne nei mestieri STEM: la scuola prova a invertire la rotta

Poche donne nei mestieri STEM: la scuola prova a invertire la rotta

290
0

Anche l’Italia ha avuto da pochi giorni la sua prima Settimana nazionale delle discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche (le STEM, appunto), istituita con la legge 187/2023 lo scorso novembre.

Da studenti, viviamo tutti i giorni dentro un Liceo Scientifico che ci prepara proprio a quel tipo di futuro ma non ci eravamo mai chiesti quanto incidesse la questione di genere nelle scelte professionali che mettiamo in campo una volta conclusi gli anni di scuola. Siamo allora andate in segreteria per capire quale fosse la proporzione tra maschi e femmine nel nostro Istituto: rispettivamente 1394 e 1126 su un totale di 2520 studenti per l’anno scolastico in corso. Abbastanza equilibrato come dato, ma poi come va a finire per le donne visto che i dati e le statistiche ribattono spesso la notizia di scarse figure femminili nelle carriere lavorative STEM?

Ci ha aiutato a sciogliere i dubbi la professoressa di Diritto ed Economia Annagrazia Rambone, che al Fermi si impegna anche come tutor per l’orientamento oltre che seguire il corso ASOC in lingua italiana (ASOC sta per A Scuola di Open Coesione). Visualizzando le statistiche, abbiamo notato che le ragazze che decidono di intraprendere università di tipo scientifico sono molto meno, nonostante qui maschi e femmine siano in un numero quasi omogeneo.

La Professoressa Annagrazia Rambone, docente di Diritto ed Economia al Liceo Fermi

“Purtroppo è un problema abbastanza vecchio e sono ormai tanti anni che la nostra scuola dedica percorsi dedicati al potenziamento dei percorsi scientifici. Abbiamo appena aderito alla Settimana europea delle STEM, appunto. Si cerca di incentivare le ragazze soprattutto agli studi tecnologici e ingegneristici, perché siamo certi di avere in futuro molte donne brillanti in camice – sono già tante le donne che scelgono di fare medicina – ma sono ancora troppo poche quelle che scelgono studi di ingegneria. Anche se, sicuramente, rispetto al passato la percentuale è aumentata. Io, ad esempio, ho amici che hanno fatto università di tipo ingegneristico e mi dicevano che a quei tempi le ragazze erano una, al massimo due, su una popolazione studentesca di più di un migliaio di persone. Oggi sono indubbiamente di più, certo, per quanto le donne scelgano poi particolari rami di indirizzo come l’ingegneria ambientale o quella gestionale, che non sono propriamente campi tecnologici, cioè non hanno una caratteristica tipicamente scientifica. Sono quelle facoltà ibride a metà tra economia e ingegneria”.

Cosa fare per incentivare? “È un fatto culturale. Le ragazze pensano di non essere portate per certe discipline, ma non è così. Tanto è vero che anche voi avete avuto docenti di matematica donne nel vostro percorso scolastico. Le donne inclini a certe discipline, scelgono molto di più matematica che ingegneria, ma potrebbero essere tranquillamente delle Ingegnere. Serve lavorare sulla cultura, partendo già dalle scuole primarie. Non esiste una parità di genere se non ci sono pari opportunità tra i due sessi, e anche più di due sessi ormai. Sono certa che in futuro questa statistica migliorerà, promovendo la cultura delle STEM e incoraggiando le giovani studentesse a iscriversi secondo quelle attitudini. È un compito che spetta a noi genitori e docenti. Bisogna incentivarle e fare in modo che le ragazze credano in loro stesse, perché ce la possono fare, ce la devono fare.”

Intervista a cura di Mariagiovanna Tammaro e Giorgia Scoppetta

In copertina: la professoressa Annagrazia Rambone