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Promessi Sposi, occorre il divorzio?

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Di 2 E

“Che noi, nel 2018 ancora a leggere questi romanzi?”, ”L’unico Alessandro che conosco è Del Piero!”, ”Tanto alla fine vince sempre Goku”. Questi sono i pensieri che ci attanagliavano prima della lettura dei Promessi Sposi, pensieri che si sono rivelati poi fonda… volevo dire che sono stati assolutamente confutati e azzerati. A questo punto di cosa vogliamo parlare, di Liberi e Uguali? Nah troppo noioso. Oppure dei naziskin a Como? E invece no, dobbiamo parlare di loro, i Promessi Sposi. Quel romanzo stile Beautiful ve lo ricordate? Quello scritto da Dante che parlava della storia di Renzo e Gertrude, coloro che volevano sposarsi ma che erano in due famiglie rivali? D’accordo forse siamo un po’ confusi, ma su per giù la storia è questa. Adesso basta! Facciamo i seri. La lettura di un libro, seppur noiosa, è sempre utile. Infatti nella malaugurata ipotesi che fosse pieno di idee errate, essa ci aiuterebbe a scoprirle e a confutarle. Attraverso la lettura dei Promessi Sposi abbiamo tratto alcuni insegnamenti quali: chi parla poco fa i fatti, come Lucia che, seppur timida, possiede in un modo profondo e completo le virtù cristiane, soprattutto la carità e l’innocenza e riesce sempre ad attuarle nella vita quotidiana. Chi è ingenuo ed impulsivo come Renzo viene messo nel sacco; Renzo, da giovane inesperto ed ingenuo, matura. Con il suo coraggio non si piega alla sorte anzi, preferisce affrontare Milano in preda alla peste, sorretto solo dal tenace filo della speranza, pur di ritrovare Lucia. Il Male può costare la vita; Don Rodrigo, uomo mediocre anche nella cattiveria, rende impossibile la vita di Renzo e Lucia. Eppure Dio non abbandona mai i suoi figli e fa giustizia, infatti Don Rodrigo morirà di peste. Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia: l’Innominato, il potente bandito cui si rivolge Don Rodrigo perché faccia rapire Lucia dal convento di Monza, dopo una notte insonne dovuta al ricordo delle parole della ragazza, si reca dal cardinale Borromeo pentito delle sue azioni e chiede perdono divino. Gertrude nota come la monaca di Monza, proveniente da una famiglia nobile destinata dai suoi parenti alla vita di clausura, è descritta dall’autore come una bellezza sfiorita e scomposta che fa risaltare la sua infelicità. Nella vita di clausura non rinuncia all’amore, tanto da instaurare una relazione con lo scellerato Egidio, che porterà la sventurata sulla strada sbagliata. Il Cardinale Borromeo poi un vero modello da seguire. Ha intrapreso la vita religiosa seguendo la sua vocazione, perché voleva fare del bene ed aiutare le persone in difficoltà. Discende da una famiglia nobile ma non ha usato i privilegi della chiesa, ha sempre vestito umilmente usando i propri beni. Lui sì che si può considerare una penna nelle mani di Dio. Il romanzo storico di Manzoni è una vera e propria critica sociale al Seicento e più valentemente al suo tempo l’Ottocento. Quindi “Perché è utile leggere i Promessi Sposi?”. La storia si ripete, guerre e quant’altro ci saranno sempre come dice il buon Manzoni…ma nessuno si salva da solo e trovare conforto in una forza più grande può aiutare a superare frustrazioni, dolori e ansie. Detto questo il nostro lavoro sui Promessi Sposi finisce qui, eppure ci mancherà parlare delle vicende dei nostri eroi e del nostro capitan ventosa Don Rodrigo. Ma non disperiamoci: rileggerem, sicuramente, questo romanzo il 30 o 31 Febbraio o il Sabato di Pasqua del duemilacredici.