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SHAKESPEARE NELLE AULE DEL FERMI

1973
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Conoscere l’autore inglese attraverso la lettura

Di I. Costanzo, M. L. Cimmino, R. Serra

Il Liceo Fermi mette a disposizione ogni anno, un ventaglio di progetti a cui gli studenti possono aderire. Quest’anno, fra i tanti, si ripete l’entusiasmante iniziativa “Shakespearean Lectures”, ovvero “Letture Shakespeariane”. L’idea è del Professore Pasquale Pagano, insegnante di lingua e letteratura inglese al Liceo Fermi da ormai tre anni, il quale ha proposto questa iniziativa in quanto appassionato di opere dell’autore. Il Progetto è rivolto alle classi quarte dell’Istituto, le quali nel loro programma di studio di letteratura inglese vedono coinvolte proprio le opere di William Shakespeare. Attraverso tali letture i ragazzi cercano di approfondire la questione del teatro shakespeariano leggendo il testo originale, interpretandolo e analizzandolo in profondità. Generalmente si sceglie un argomento annuale, un “filo rosso” che collega le opere di Shakespeare e, attraverso questa lente d’ingrandimento, questo punto di vista, si leggono e si tenta di analizzarle cercando di arrivare alla profondità dei significati simbolici nascosti tra le righe. L’iniziativa è già alla terza edizione e in questi tre anni i ragazzi hanno avuto modo di esplorare il mondo della lettura shakespeariana già da due punti di vista differenti. Negli scorsi anni si è scelto di approfondire il tema della paternità nelle opere del drammaturgo inglese, cioè si è parlato del confronto tra il mondo degli adulti, dell’esperienza, ovvero il profilo paterno, e l’ingenuità, l’adolescenza dei figli. Gli studenti si sono soffermati soprattutto sulle conseguenze che l’influenza di un padre può provocare, aiutati dall’interpretazione collettiva di passi tratti da King Lear, Hamlet, The Sonnets e molti altri. L’anno dopo si è trattato il tema della diversità, spesso ricorrente nelle opere di Shakespeare. Il drammaturgo, nonostante l’epoca in cui è vissuto, è stato uno dei primi a parlare senza filtri di argomenti oggi attualissimi come l’omosessualità, la disabilità e in generale qualsiasi forma di differenza. Come ci spiega il Professore Pasquale Pagano, “i ragazzi sono coinvolti in prima persona: infatti sono loro stessi a leggere il testo e, per quanto possibile, a recitarlo, basandosi sulla prospettiva scelta.” I ragazzi di quarta di quest’anno tratteranno l’italianità di Shakespeare e le opere di ambientazione nel nostro Paese, cercando di rispondere anche all’italianità di Shakespeare, ossia la sua provenienza dall’Italia. Infatti, la teoria secondo la quale William Shakespeare fosse uno pseudonimo dietro il quale si nascondeva un italiano, nacque in seguito all’esigenza di spiegare l’ampia conoscenza di un piccolo borghese dell’epoca riguardo i dettagli della cultura e la lingua italiana. Le prime indagini intraprese da vari studiosi nella prima metà del Novecento ipotizzarono una relazione culturale tra l’autore inglese e il linguista di origini italiche Giovanni Florio, figlio del pastore protestante Michelangelo. Un’altra ipotesi, accreditata sempre nello stesso periodo, fu formulata dal giornalista Santi Palladino il quale negava una corrispondenza tra Shakespeare e i Florio. Egli infatti sosteneva che quello che oggi si identifica come il più grande sceneggiatore del panorama britannico fosse in realtà proprio Michelangelo Florio, fuggito in Inghilterra in seguito ad una condanna a Roma per le sue idee protestanti. L’idea venne avvalorata dal fatto che Florio senior si trovava a Messina quando veniva rappresentata la commedia “Tantu trafficu pe’ nnenti”, deliberata ispirazione della shakespeariana “Much ado about nothing”. Insomma, forse abbiamo già fornito una traccia, un input da seguire per questo Progetto che verrà avviato a novembre per poi cominciare dopo Natale, nel mese di gennaio. L’augurio è che possa avere lo stesso successo degli scorsi anni e che soprattutto non si fermi e possa attirare sempre più ragazzi verso il teatro, in particolar modo quello Shakespeariano