Home Interviste GLOBAL CLIMATE STRIKES: IL FERMI IN PIAZZA AD AVERSA

GLOBAL CLIMATE STRIKES: IL FERMI IN PIAZZA AD AVERSA

665
0

Le manifestazioni per il clima dal punto di vista di studenti e docenti

Di M. Mangiacrapa e C. Carmellino

In tutto il mondo sono ormai milioni le persone che hanno scelto di prendere parte ai Global Climate Strikes, una serie di scioperi guidati dal famoso movimento studentesco Fridays For Future, nato nell’agosto del 2018 dalla giovane attivista svedese Greta Thunberg. Lo scorso venerdì 29 novembre, così come anche il precedente 27 settembre, anche ad Aversa centinaia di ragazzi frequentanti gli istituti dell’agro aversano si sono riversati per le strade della cittadina normanna per il quarto sciopero globale per il clima, tutti riuniti da un unico obiettivo: lottare contro il cambiamento climatico. Per l’occasione, abbiamo rivolto alcune domande a Francesca Imparato, studentessa di 5M e attivista del gruppo Fridays For Future Aversa, e al Prof. Carlo Graziano, docente di Lettere al Fermi appartenente al gruppo Teachers For Future, movimento fondato dai docenti che supportano le motivazioni degli studenti contro il cambiamento climatico.

Perché avete deciso di partecipare ai Climate Strikes?

“Partecipazione” è parola particolarmente cara alla mia generazione, anche se, va detto, quasi del tutto scomparsa dal discorso pubblico degli ultimi decenni – spiega il Prof. Graziano. L’impegno nella lotta al cambiamento climatico del movimento Fridays For Future, e non solo, ha avuto la forza di spingere molti di noi adulti a riscoprire il senso di una cittadinanza pienamente attiva e condivisa. Inoltre, in quanto insegnante, credo fortemente nella valenza formativa di iniziative come i Climate Strikes, che consentono ai più giovani di riscoprire il valore di un libero, disinteressato esercizio della politica.

Fin da quando ero bambina – racconta Francesca – sono sempre stata interessata alle questioni ambientali, spinta da mia madre e dalle maestre delle scuole elementari, che hanno avuto un ruolo fondamentale per la mia sensibilizzazione. Oggi, come ragazza maggiorenne, consapevole dei problemi ambientali, credo che la partecipazione a questi eventi come membro attivo sia fondamentale, per diventare io stessa una figura di riferimento sperando di poter sensibilizzare quante più persone possibili, come è stato fatto con me.

Come vi siete sentiti durante le manifestazioni?

Marciare accanto a persone molto più giovani di me, spesso miei studenti, mi ha restituito emozioni che forse neanche ricordavo più – ci confida il docente. A colpirmi maggiormente è stato, però, il superamento di quel senso di appartenenza che tanta forza ha avuto nelle mie esperienze di “ragazzo impegnato”. Oggi, l’urgenza delle questioni poste dal cambiamento climatico rende necessaria un’azione più mirata al “condividere” che all’“essere parte”. È questa, a mio giudizio, una delle cifre distintive di questa nuova forma di mobilitazione.

Durante la manifestazione mi sono sentita un membro fondamentale per l’organizzazione insieme ai miei amici del Fridays For Future e parte di un gruppo di persone coraggiose, che si ribellano al sistema che sfrutta le risorse del nostro pianeta per fare denaro – confessa la studentessa –.

In che modo manifestare in piazza può aiutare a risolvere il problema, secondo voi?

Come accennato in precedenza, la piazza è il luogo nel quale l’azione contro il cambiamento climatico si fa politica – continua il Prof. Graziano. L’impegno individuale è, certo, imprescindibile, ma solo costruendo una dimensione collettiva di testimonianza, diventa possibile intervenire su quegli attori giuridici, economici e sociali che, soli, possono operare con la forza e la rapidità richieste dall’emergenza ambientale.

Le manifestazioni ovviamente non portano alla risoluzione del problema in maniera diretta ma scuotono le coscienze – afferma l’attivista diciottenne -. Nel nostro piccolo però siamo riusciti a fare diversi cambiamenti nella nostra zona, come far firmare la dichiarazione di emergenza climatica al Sindaco di Aversa.

Cosa direste alle persone per convincerle a scendere in piazza con voi?

Il cambiamento climatico è, purtroppo, un dato inoppugnabile – dichiara il professore -. È sufficiente dare un’occhiata alla recente letteratura scientifica in materia (Nature, American Scientific etc.) per rendersi conto che la comunità scientifica è pressoché unanime nel denunciare la gravità della situazione. Non c’è più tempo per le diatribe da social network; occorre ritornare in quei luoghi di democrazia che sono le piazze per contribuire con il proprio piccolo granello di sabbia.

A chi non crede nelle nostre iniziative do ancora del tempo per capire, per informarsi e per valutare. Siamo scesi in piazza per noi e per loro. Non abbiamo ancora molto tempo. Il clima sta cambiando, fallo anche tu – conclude così Francesca -.

Sono pochi gli anni che ci restano per salvare il nostro caro pianeta e, tra l’indifferenza dei potenti, i movimenti di Fridays for Future e di Teachers for Future ci stanno dimostrando che il cambiamento è possibile, che con un po’ di determinazione e collaborazione possiamo garantire un futuro sostenibile alle prossime generazioni.