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IL GIORNALISMO NEL LICEO SCIENTIFICO ENRICO FERMI


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Ilenia Menale, Responsabile del Laboratorio Cross Medial racconta il Progetto: l’intervista
Di C. Errico, C. Liguori, L. Grillo

Ilenia Menale, classe 1983, di Aversa ma da anni residente a Roma è scrittrice, giornalista, ufficio stampa e assistente universitaria alla Luiss. Da febbraio 2017 dirige il Laboratorio di Giornalismo Cross Medial al Liceo Scientifico Enrico Fermi.  Ha deciso di intraprendere questo percorso con un solo scopo: far appassionare gli studenti al mondo del giornalismo.
Come mai hai scelto proprio giovani studenti per avviare il Laboratorio di Giornalismo Cross Medial? Con quale scopo hai deciso di intraprendere questo percorso?
Il laboratorio di Giornalismo Cross Medial è composto da circa 30 studenti e nasce dalla volontà di avvicinare i ragazzi al mondo dei media, della comunicazione. Dopo essere stati sottoposti ad una selezione i partecipanti sono stati divisi in sei gruppi, in sei redazioni. Ciascuna ha un tema specifico da sviluppare: Cultura, Sport, Attività del Laboratorio di Giornalismo, Alternanza Scuola Lavoro, Interviste e Progetti. Il giornale online si intitola Parola Al Fermi! ed è visibile e condivisibile su www.parolalfermi.blogspot.com. Oltre al giornale, c’è un’ampia area Social: Facebook, Liceo Scientifico E. Fermi, Twitter LS_EnricoFermi e Instagram liceofermiaversa. Completa il Progetto l’Ufficio Stampa che si occupa di redazione e divulgazione comunicati stampa e mantiene le relazioni con i media. È ormai da tempo che insegno nelle scuole giornalismo, anche con la recente Legge Alternanza Scuola Lavoro ma confesso di essere estremamente felice di essere qui, nella mia città. Credo fermamente che questo Laboratorio non sia solo un’opportunità per i giovanissimi studenti di imparare un nuovo mestiere ma anche una grande occasione per il liceo di avere un ufficio stampa e un’attività social gestita davvero in maniera ottimale dai ragazzi. Sorrido al pensiero che alcuni di loro, bravissimi, hanno solo 14 anni! E sono molto fortunata, perché sono davvero tutti degni di lode. Questo è il motivo per cui amici professionisti, giornalisti e direttori, che a volte vengono a farci visita e a regalarci una lezione vanno via sempre soddisfatti e, spesso, il giorno dopo mi chiamano per voler collaborare con noi. Che soddisfazione per me e per i ragazzi!
La tua carriera di giornalista è nata da piccoli articoli ma poi il trampolino di lancio è stato il tuo libro: “La guerra oltre la notizia”. Cosa volevi esprimere scrivendolo? 
Con “La guerra oltre la notizia” volevo semplicemente arrivare al cuore del lettore. Il testo nasce da un’idea semplice ma allo stesso tempo difficile: non dobbiamo rimanere inermi davanti ad ogni genere di violenza. E’ inaccettabile continuare a vedere bambini innocenti morire senza che nessuno faccia nulla. Nel libro ci sono storie che tutti sanno ma che alla fine nessuno fa proprie e, finché qualcuno non reagirà e capirà che queste storie appartengo a tutti, non potremmo veramente capire la crudeltà della guerra. Ecco perché questo titolo, “La guerra oltre la notizia”, cioè oltre la mera informazione.
Fare la giornalista non deve essere un mestiere facile: è senza dubbio affascinante ma anche molto complicato. Perché lo hai scelto?
Per quanto complicato e impegnativo possa essere sono estremamente motivata: è quello il segreto. Una volta un mio amico mi disse che quando parlo del mio mestiere, che ormai è un tutt’uno con la mia vita privata, mi brillano gli occhi dalla gioia: è verità. Il segreto è racchiuso in 4 qualità: determinazione, resistenza agli ostacoli, capacità di scrittura e ambizione. Se avete questi requisiti e una forte motivazione al mestiere potete fare i giornalisti. Il mio unico e solo scopo è sempre stato quello di informare la gente, sensibilizzare e far riflettere le persone. Ho sempre prediletto temi sociali perché il mio obiettivo è sempre stato quello di rendere partecipe la società su argomenti dimenticati o tralasciati. Essere giornalista che tratta temi sociali ma anche culturali non è un mestiere ma una missione. Voglio raccontare la gente alla gente arrivando al loro cuore, compreso il mio.